VISIONI DA SHAKESPEARE – Vision from Shakespeare

Le Visioni da Shakespeare sono una serie di piccoli dipinti tratti dalla lettura e personale interpretazione delle tragedie di questo grande drammaturgo. Queste  piccole tempere, per alcuni aspetti  le definirei miniature: le loro particolarità estetico-formali esulano però dal significato comune che i Moderni appropriano al termine miniatura. Oggi, generalmente, vengono in questo modo definiti ed etichettati i dipinti, i disegni, gli acquerelli di  piccolo formato mentre, in verità, è una particolare tecnica pittorica basata sulla stesura del minio e del cinabro naturale ed usata dai monaci amanuensi e privati miniatori, fino dai primissimi anni del Medioevo. Con questa tecnica ornavano capoversi, capolettere, raffigurandole in piccoli spazi prima stabiliti con scene relative al contenuto dello stesso libro in fase di copiatura o della prima stesura. La tecnica da me usata e che tutt’ora costituisce il mio modus operandi, ha molti punti in comune con l’antica arte del miniare: innanzi tutto la tecnica della tempera all’uovo o alla colla di caseina, con cui mestico i pigmenti in polvere, l’uso del minio (biossido di piombo in polvere) e del cinabro naturale (cromato di mercurio) per i panneggi rosso-arancio,i copricapi e altri elementi dei costumi e delle vesti. La malachite e i lapislazzulo naturali per i preziosi manti virginali e i tersi cieli di sfondo, stesi ed usati a punta di pennello, che è uno degli aspetti più importanti. Altro elemento importante è la dimensione della tavola o tela o altro supporto, che comporta tutta una particolare procedura tecnica che, come sopra accennato, va dal cesellare a “punta di pennello” all’uso dei proplasmi e dei glicasmi nella fase di abbozzo della figura umana.

Il sogno di Calibano, 1999 acrilico su cartone, cm 14 x 20 collezione privata, Milano

Il sogno di Calibano, 1999
acrilico su cartone, cm 14 x 20
collezione privata, Milano

Questi aspetti tecnico formali, sono oggi stati accantonati nell’arte e viene definito un pittore di miniature colui che dipinge su piccole dimensioni, con le più svariate modalità: impasti spessi e pennellate grasse, matericità ben lontana dalle cristralline stesure, velature e lumeggiature della miniatura antica.

Presagio di vendetta, 1999 acrilico su cartone, cm 28 x 20 collezione privata

Presagio di vendetta, 1999
acrilico su cartone, cm 28 x 20
collezione privata

Questa dissertazione è molto importante perché con leVisioni da Shakespeare si definisce una mia  nuova modalità pittorica e la miniatura ne è un aspetto. Devo confessare che le tematiche shakespeariane e dei grandi maestri visionari del passato hanno sempre destato in me un grande interesse ma, per un motivo indefinito che ancora oggi non so spiegare, dal punto di vista pittorico, le ho sempre tenute distanti da me. Era il solido legame con gli abissi del mondo gotico di E. A. Poe e Lovecraft? Forze oscure, larvali emanazioni, si materializzavano nella mia pittura giovanile con impeto quasi gestuale, prendendo posto nelle superfici  mie  enormi tele, così lontane dal raffinato, compattato ed ermetico microcosmo delle miniature gotiche. L’interesse per i drammi e le tragedie mi si è aperto, quasi d’incanto, dopo lo studio della poetica pre e post-alessandrina e giuntovi attraverso lo studio dei regni infernali di Aristofane, le Rane, la Nekia Omerica, i frammenti del Cerbero di Stesicoro e le Divinità della Morte, viste attraverso i grandi tragediografi dell’antichità e il culto di Psiche nel mondo greco. Sentivo nascere l’amore per la tragedia e la commedia ed in esso percepivo la sintesi dell’eterno dualismo che per tanti anni mi aveva incatenato, senza poter mai scorgere i due volti dell’altro, da una posizione più elevata. Una nuova luce mi permetteva di osservare oltre la spessa coltre di dolore e di tenebra che ammantavano il mio mondo decadente. Al di sopra di quel dolore senza fine, potevo guardare lontano. Il nero si diradava e i corvi volteggiavano bianchi come la neve.

Regana - Anima Nera, 1999 acrilico su cartone, cm 15 x 18 cm collezione privata, Milano

Regana – Anima Nera, 1999
acrilico su cartone, cm 15 x 18 cm
collezione privata, Milano

Riuscivo a percepire il senso della vita in una foglia secca e avizzita, come sentire l’inevitabile fine, in una assolata mattina di agosto o in un giardino fiorito. Ho iniziato così ha dare forma alle paure e agli incubi non più fissati nelle trama visionaria fine a se stessa, ma camuffati nei personaggi più strani, Riccardo III, La Tempesta, Calibano, Tamora (Tito Andronico), come nelle torbide passioni umane. Come dicevano gli antichi Sumeri, all’origine di ogni forma di follia, di una malattia deturpante di abominii umani, vi è sempre l’essenza dell’abisso: ha il potere di nascondersi anche nell’animo più sensibile e trasformarlo nella maschera dell’odio e dell’inganno. Shakespeare esalta questa forza di negazione nelle passioni più sconvolgenti come gelosia, invidia e facendosi alfiere dei delitti più orrendi, dispensatrici di deliri e follia. L’Abisso, questo ladro di anime e di intelletti, si nasconde spesso dietro stucchevoli parole d’amore e promesse amichevoli, come nella tragedia di Re Lear, nelle dolci bellezze di Gonerilla e Regana la cui malvagità porterà poi il caos e la pazzia  nella mente del povero re (come gli ricorderà la devota figlia Cordelia, in punto di morte, figlia ingiustamente ripudiata).

Testa armata, 1999 acrilico su cartone, cm 18 x 13 collezione privata, Milano

Testa armata, 1999
acrilico su cartone, cm 18 x 13
collezione privata, Milano

La perfidia di Regana e Gonerilla toglieranno al Re ogni alito di senno, lasciandolo umiliato e disperato, solo con l’involucro del suo corpo: nel Re Vuoto, una di queste mie visioni, ho cercato di rappresentare la follia di Re Lear e tutta la sua solitudine, dipingendo un personaggio con corona regale, vestito di un manto rosso cinabro, con le mani protese davanti a se  mentre procede a tentoni nel buio. Non può ne vedere, ne sentire, al posto del volto ho rappresentato una irregolare apertura di forma circolare, come fosse l’entrata di una caverna oltre la quale si intravede il cielo che fa da sfondo alla scena: un cielo terso, asettico, silente dove non può alitare la vita. Del Re Lear e del suo amore rimane solo una vuota crisalide, barcollante nella più totale oscurità. In queste miniature e piccoli dipinti ho sentito preponderante il bisogno di lavorare al mondo interiore di ogni personaggio cercando di fare affiorare alla superficie di ogni quadro tutti gli aspetti sottili ed intimistici legati ai contenuti prettamente shakespeariani e alle visioni in me scaturite da esse.

di Piero Colombani

Opera al Nero (l’essenza del Male in Macbeth), 1999 acrilico su cartone, cm 27 x 30 collezione privata

Opera al Nero (l’essenza del Male in Macbeth), 1999
acrilico su cartone, cm 27 x 30
collezione privata

Il Re vuoto (la pazzia di Re Lear), 1999 acrilico su cartone, cm 14x20 collezione privata

Il Re vuoto (la pazzia di Re Lear), 1999
acrilico su cartone, cm 14×20
collezione privata

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